CiEmme
Co ‘sta pioggia e co ‘sto vento, chi è che bussa a ‘sto convento?
Ma ora, il mio abbonamento ANNUALE, quando inizia? E quando scade?
Alla mia destra vedevo un camioncino bianco che cercava di arrivare proprio alla fine di Corsia Agonale. Sul tetto del camioncino bianco c’erano ragazzi più grandi. Non studenti medi, alcuni sui trenta. Avevano il microfono e molti di loro videocamere. Ricordo perfettamente una biondina, giovanissima, che filmava tutto. Voci rauche e dure. Occhiali a specchio.
Dall’altro camion qualcuno improvvisamente ha urlato che stavano caricando. Ho pensato: “La polizia” e ho cercato di calmare le ragazzine che erano intorno a me, dicendo loro di non mettersi a correre, che si sarebbero fatte male. Non mi hanno (giustamente) dato retta e mi hanno scaraventato, cadendomi addosso e in parte calpestandomi, sulla panchina.
Liberata dai corpi che mi stavano addosso, mi sono alzata e li ho visti schizzare intorno a me: ragazzi con il viso coperto e scoperto che con cinghie e fibbie di ferro picchiavano chiunque capitasse loro a tiro. Alcuni di loro usavano i caschi. Ho visto un ragazzo a terra preso a pugni e calci da un gruppo. L’ho visto riuscire ad alzarsi e scappare con il sangue che gli colava dal viso, mentre continuavano a prenderlo a cinghiate. Tremavo come una foglia. Ho iniziato a urlare di smetterla. Vicino a me un’altra signora, mia coetanea, chiedeva chi fossero quei picchiatori.
Ho urlato: “Ma dov’è la polizia? Stanno picchiando dei bambini!!”.
Dopo è tornata una calma strana.
“Ho visto quelli del camion bianco aggredire e picchiare i ragazzini”Implicitare
Tempo fa, in un altro luogo, avevo un tag chiamato “Schifo Italia”. Ora uso solo “Italia”.
Il resto è superfluo.
innocenti?
Io sto dalla parte dei sei morti ammazzati di Castelvolturno. Di cui fu detto che erano trafficanti di droga rivali, che si trattava di un regolamento di conti. Di cui ora è detto – meno, più a bassa voce – che erano “innocenti”, che non c’entravano niente, che lavoravano dall’alba alla notte. Una storia atroce, che tenta a pensare: “E se fossero stati italiani? E se almeno non fossero stati neri?”. Ora, perfino sentire quell’attributo di “innocente”, a scagionare tardi e a bassa voce sei persone che passavano da lì, fa vergognare. A scagionarli di essere esistiti.Adriano Sofri | Piccola Posta
Una nostra collaboratrice a progetto quest’estate ha avuto un figlio. Quando mi ha detto di essere incinta, le ho fatto i complimenti e, un po’ prima che stesse a casa, mi sono informata dai nostri consulenti del lavoro su come vengono gestite le maternità nei contratti a progetto.
La mia consulente mi ha detto più o meno “vai tranquilla, tu proroghi la scadenza contratto di cinque mesi, e in quel periodo l’INPS paga alla ragazza l’80% del compenso. Quando lei rientra, tutto riprende come al solito”. Visto che a me (che sono dipendente) durante la maternità lo stipendio veniva pagato per intero, le ho chiesto “e il resto, il 20% di competenza del datore di lavoro, ci pensi tu con le buste paga, vero?”. Mi ha guardata strana, perché non le era mai capitato che qualcuno volesse fare l’integrazione per una coPro, e mi ha spiegato che il 20% non è dovuto, in realtà neppure alle dipendenti, anche se è uso quasi universale che le dipendenti lo ricevano; però, per i contratti a progetto… Le ho chiarito che noi volevamo trattare le maternità coPro come le altre, e abbiamo chiuso lì.
Comunque, io ero tranquilla, e ho detto alla mia collaboratrice che stesse tranquilla anche lei. Dopo un po’, la mia consulente del lavoro mi ha detto che noi l’integrazione avremmo fatto meglio a pagarla “fuori” dal periodo di maternità, per non ingenerare equivoci sul fatto che nei cinque mesi lei sarebbe stata effettivamente a casa. Io ho detto che per me, come si doveva fare si facesse, e ho informato la mia collaboratrice. La quale però, dopo aver parlato con un’impiegata INPS, ci ha riferito che all’INPS le avevano detto l’esatto contrario, e che noi avremmo dovuto fare le buste paga al 20% per la parte che ci riguardava, e nel frattempo l’INPS le avrebbe pagato l’80% restante. Visto che non ho intenzione di diventare un’esperta di buste paga (di lavori ne ho già abbastanza), ho ribadito che per me bastava che le cose fossero fatte secondo leggi e regole, rispettando la sostanza degli accordi.
E quindi, così abbiamo fatto, anzi per esattezza così hanno fatto i nostri consulenti del personale, emettendo le buste paga tutti i mesi.
Dopo un po’ però all’INPS hanno cambiato idea, e se ne sono usciti fuori sostenendo che, se noi pagavamo un compenso (sia pure del 20% dell’importo di contratto), questo non poteva che significare una cosa: la collaboratrice stava lavorando, e, di conseguenza, non aveva nessun diritto alla maternità. In ragione di questo assunto, l’INPS non le ha ancora pagato nessuna delle mensilità all’80% che le spettano.
La nostra consulente del lavoro, con molta pazienza, ha scritto alcuni giorni fa una lettera piuttosto decisa di richiesta di chiarimenti, ma ancora non ha avuto risposta.
Pare che, decidendo di trattare una collaboratrice a progetto secondo criteri minimamente etici, si incorra in un caso non previsto, una specie di Comma22 della gestione risorse umane.
Non ho più la forza di incazzarmi per queste cose, davvero ne ho piene le scatole di questo paese dei cachi.
Il paese del bengodi: ma io che ci sto a fare, qui?
[…] La difesa degli imputati, poliziotti maturi di età, sta cercando di dimostrare che si tratta di morte naturale. […] (via Federico Aldrovandi » Federico così)
Perché purtroppo non si può sempre ridere, ma ci sono anche cose serie: per non dimenticare Federico, mai!
Questa storia la ricordo, e ancora fa male. Sconvolge.